Giovedì 2 ottobre 2025, alle ore 17, seduta accademica organizzata dall’Accademia delle Scienze di Ferrara, presso la Sala Conferenze dell’Accademia delle Scienze di Ferrara in via del Gregorio, 13 (Piazza Ariostea) a Ferrara
Sarà consentito seguire l’evento in presenza, fino a esaurimento dei posti disponibili o in collegamento streaming al seguente link: https://youtube.com/live/ZFcmCDjYpng?feature=share
La seduta è aperta a tutta la cittadinanza interessata all’evento
- Saluto del Presidente dell’Accademia delle Scienze di Ferrara, Prof. Pier Andrea Borea (Professore Onorario dell’Università di Ferrara)
- Relazione tenuta dal Prof.ssa Stella Patitucci Uggeri (Professore Emerito di Archeologia Cristiana e Medievale dell’Università di Cassino)
Abstract
Una delle più rivoluzionarie scoperte archeologiche del secolo scorso è quella avvenuta a Istanbul negli anni Sessanta, quando vennero in luce i pochi resti di una chiesa, la chiesa di San Polyeuktos, eretta fra il 524 e il 527 da Anicia Giuliana, l’ultima discendente della dinastia dell’imperatore Teodosio I, ma che non riuscì ad assurgere al potere imperiale, per cui profuse in questa costruzione le sue ricchezze. Si riconobbe così che un famoso epigramma dell’Antologia Greca, a lungo ritenuto una semplice descrizione ecfrastica, laudativa di un monumento inesistente, era invece, ancora una volta, la descrizione di una splendida chiesa realmente esistente. L’epigramma infatti era stato scolpito all’interno della chiesa e gli scavi ne hanno restituito dei frammenti. Dall’epigramma sappiamo che la chiesa fu eretta da Anicia Giuliana allo scopo di celebrare con un’opera magnifica la sua discendenza imperiale e di assicurarne la memoria alle generazioni presenti e future. Il cantiere elaborò un linguaggio formale assolutamente nuovo, anzi rivoluzionario rispetto al passato, per cui la chiesa fu una grande novità sia sul piano architettonico sia su quello della decorazione scultorea.
Dopo l’ascesa al potere nel 527, e dopo l’esperienza della terribile rivolta del 532, che portò alla distruzione tra l’altro dell’antica Santa Sofia, Giustiniano intraprese un ampio programma architettonico sia a Costantinopoli con la ricostruzione di Santa Sofia, tuttora esistente, sia in tutto l’impero, che documenta come il rivoluzionario linguaggio elaborato nel cantiere di San Polyeuktos divenne il modello per il suo programma architettonico.
Fino agli anni Sessanta del secolo scorso si riteneva che il nuovo linguaggio dell’arte bizantina fosse sorto sotto Giustiniano, ma ora sappiamo che questo fu elaborato nel cantiere della chiesa di San Polyeuktos. Giustiniano la lasciò cadere in rovina per cancellarne il ricordo così che la sua Santa Sofia fosse la chiesa più splendida di Costantinopoli e dell’impero. È una conferma, fra le tante, della simbiosi fa architettura e potere in funzione della memoria.
